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I Måneskin ed il loro chiaro di luna

I Måneskin funzionano e piacciono, punto. Magari non a tutti, magari per il genere musicale e questo è più che comprensibile, ma giuro non comprendo veramente l’accanimento inutile e sterile anche di colleghi musicisti. Forse semplicemente perché sono riusciti in quello che molti hanno desiderato alla loro età, quando guardavamo oltreoceano con tanta ammirazione i Guns N’ Roses, Mr. Big e altre band fatte di giovani ragazzi che erano riusciti ad uscire dalle quattro mura della sala prove circondati dai cartoni porta uova, al calore di milioni di persone che cantavano le loro canzoni. E mentre Antonello Cresti, “critico musicale”, scrive un articolo da latrina, nel vero senso che lo puoi generare, lui, e leggere, noi, solo mentre stai defecando, i Måneskin continuano in studio di registrazione a generare Rock e riportare il Rock nelle vette delle classifiche mondiali. Forse mentalmente c’è chi è rimasto dentro al contest di X Factor e da casa si può permettere con sterili post su Facebook, in modalità solo amici, di giudicare e scrivere un pensiero stile Cresti e sperare che arrivi al mondo intero? No, finisce nello sciacquone insieme al resto. Si è chiaro, Beggin con 40 milioni di ascolti sulla piattaforma Spotify è una cover dei Four Seasons, come del resto lo era ai tempi Knockin’ On Heaven’s Door o Wild World riferito alle band sopra citate. Le critiche sono belle quando sono costruttive, ma loro cantano:

Io c’ho vent’anni
E non mi frega un cazzo, c’ho zero da dimostrarvi.
Non sono come voi che date l’anima al denaro,
dagli occhi di chi è puro siete soltanto codardi e andare un passo più avanti, essere sempre vero.
Spiegare cos’è il colore a chi vede bianco e nero.
E andare un passo più avanti, essere sempre vero.
E prometti domani a tutti parlerai di me
E anche se ho solo vent’anni dovrò correre per me.

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