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30 Novembre 2020

lucaaltomare.com

Se devi essere un pensiero per qualcuno, fa che sia, tra tutti, uno dei più belli.

IL GURU

Quando realizzi che sei solo con i tuoi pensieri, proprio in quel momento si fa avanti l’essere più ingannevole e più infimo mai conosciuto, il suo nome è Paura e la sua missione è mettere ko le persone più deboli.

 

Questa è l’ennesima notte dal rientro dopo le vacanze che non trovo tranquillità nel sonno.

Allungo la mano e accarezzo solo lenzuola.

Non guardo l’ora per non innervosirmi ulteriormente, mi alzo, provo a bere, anche l’acqua è amara, deglutisco appena e mi dirigo con il senso di soffocamento verso il bagno.

Mi guardo allo specchio e piango, non riesco a smettere. Perché!? Tu sei il guru, non puoi permetterti questo! Lo dicevo a me stesso e a quanto vedevo riflesso allo specchio, una visione alterata del guru che tutti cercano, da cui tutti vogliono consigli.

Aspetta un attimo, ma che cazzo sta succedendo, quello che vedo uscire dal mio coso è sangue? Tremo. Che faccio? Aspetto? E se questa fosse la mia ultima notte? Sento il cuore pompare fino al cervello. Sì, sì, mi vesto e vado in ospedale, sì, faccio così! Se non ci arrivo mi troveranno per strada. Mi porto il cellulare, non si sa mai…

Eccomi arrivato, ci sono, sono davanti al pronto soccorso, che cazzo devo dire?

 

«Salve.»

«Prego.»

«Non so, sono andato al bagno e ho urinato sangue, ho la tachicardia e mi fa male il petto.»

«Venga, da questa parte, la visitiamo subito.»

Resto immobile sul lettino mentre mi fanno un check al cuore.

«Ma è sicuro di sentire dolore?»

«Sì, qui all’altezza del cuore, ma sento che si sposta.»

«Strano, perché sembra tutto okay, anche la pressione è regolare, comunque per sicurezza le facciamo anche una radiografia al torace.»

Non ero mai stato in piena notte in ospedale, nonostante le persone con problemi e lamenti c’è molta tranquillità, ho pensato, li avranno anestetizzati tutti.

«Prego, da questa parte.»

Nonostante il caldo all’esterno, la lastra in ferro dove poggiare il petto per effettuare la radiografia era gelida.

«Un bel respiro e stia immobile, trattenga il fiato per qualche secondo, ora si giri su un fianco, bene, ora sull’altro. Bene abbiamo finito.»

Lei mi diceva bene, ma era chiaro che non si riferiva al mio stato.

«Venga, ora deve riempire questa provetta per le analisi, il bagno è lì.»

Entro nel bagno,ci provo e ci riesco pure e proprio in quel momento, quando ho visto tutto nella normalità, ho realizzato di stare per fare la più grande figura di merda della mia vita.

La provetta era pronta, il contenuto all’interno limpido come mai in vita mia. Bene, ormai è fatta, non troveranno nessuna traccia di sangue, meglio così. Ancora chiuso nel bagno con la provetta in mano, ho appena fatto il rewind delle ultime ore fino all’ora di cena e lì mi sono fermato, realizzando che il rosso che avevo visto era dovuto a quanto avevo mangiato, due enormi carote rosse.

Esco e consegno la provetta, abbasso lo sguardo quasi come a vergognarmi per quanto avevo realizzato.

«Si metta seduto e aspetti qui, appena pronte le analisi il dottore la chiamerà.»

L’attesa del nulla, eppure nonostante quanto avevo realizzato, le gambe le sentivo appena e il cuore sincopava come colpi amplificati di cassa e rullante.

«Prego si accomodi, la prima porta a destra, il dottore l’aspetta.»

«Salve dottore.»

«Prego si metta comodo»

Oddio, chissà cosa mi dovrà dire.

«Lei ha mai visto il colore del sangue in vita sua? »

Ecco, ci siamo, figuraccia prevista e dichiarata.

«Lei non ha nulla! Tutto regolare.»

«Mah…»

«Mah nulla! Stai passando un periodo un po’ intenso? Magari un po’ di stress per il lavoro? Per la famiglia? Si vede nei tuoi occhi.»

Non volevo ammetterlo, ma nonostante non lo avessi mai visto, il suo tono di confidenza era tale da farmi sputare il rospo.

«Effettivamente sì, credo di essere molto giù, stressato dal nuovo lavoro con mille responsabilità e dal fatto che dopo anni di fidanzamento mi ritrovo da solo.»

Il suo tono si placa.

«Mi dispiace.»

Il suo accento sud americano mi ricorda Belen, ma non riesco a ridere.

Mi guarda con un sopracciglio alzato e intanto scrive qualcosa.

«Ecco, nel momento del bisogno, quando ti senti un po’ giù con il morale, prendi una compressa di questo farmaco e solo una raccomandazione: mai se devi metterti alla guida.»

Come un’illuminazione, una luce di energia pervade la mia mente. Mi alzo in piedi e do una pacca sulla spalla al dottore.

«Dottò, sa che le dico? Io non ho nulla, io sono il guru e nessuna medicina potrà mai sostituire la forza immensa della mente.»

Sorride e incita a pugno chiuso energia agitando il braccio.

«Bravo, era proprio questo quello che volevo sentirti dire, ora vai a casa e fatti una bella dormita, al risveglio sarà un giorno nuovo da respirare.»